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AEROPORTI SENZA MEDICO, IL CASO BOLOGNA

Immagine Postata il 27/02/2015
Autore : MARCO

27 febbraio - Il 24 febbraio scorso il giornale Republica, nella cronaca di Bologna, pubblicava un articolo dal titolo: “Aeroporto senza Medico, è rivolta  “, segnalando la protesta di alcuni sindacati medici per un presunto ritardo nel soccorso di  un passeggero colpito da infarto, non essendo presente un medico all’interno del Marconi, ma solo un infermiere. La presa di posizione di Fabiola Fini dello Smi




 

UN AEROPORTO SENZA MEDICO È UN GRAVE PROBLEMA PER I CITTADINI. NON È UNA QUESTIONE DI CONFLITTI INTERPROFESSIONALI. 

PER LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL SINDACATO DEI MEDICI ITALIANI-SMI SEMPRE PIÙ SPESSO SI PUNTA SULLA DEMEDICALIZZAZIONE PER MERE RAGIONI ECONOMICHE

 

Il 24 febbraio scorso il giornale Republica, nella cronaca di Bologna, pubblicava un articolo dal titolo: “Aeroporto senza Medico, è rivolta  “, segnalando la protesta di alcuni sindacati medici per un presunto ritardo nel soccorso di  un passeggero colpito da infarto, non essendo presente un medico all’interno del Marconi, ma solo un infermiere. Da gennaio, infatti, questo aeroporto avrebbe sottoscritto una convenzione che considera sufficiente la presenza di solo infermieri all’interno della struttura.

Il giornale riferisce anche di un “duello professionale tra medici e infermieri”  e di una “guerra dei minuti” in riferimento al tempo necessario affinché l’automedica raggiungesse il luogo dell’evento.

Lo SMI vuole chiarire che non è in discussione la preparazione e competenza degli infermieri intervenuti, ma rimane la forte preoccupazione per quanto avvenuto a un cittadino  cinquantenne colto da infarto  del miocardio in un grande scalo internazionale, come quello di Bologna.

Come sindacato che rappresenta molti medici del 118 che operano sul territorio e che si confrontano quotidianamente con le emergenze, rimaniamo basiti per scelte, come quelle del Marconi, basate evidentemente solo su una logica di risparmio, anche se poi propagandate per una razionalizzazione del sistema.

Quale legge in materia aeroportuale non prevede la presenza del medico all’interno dello scalo ?

Le competenze dei medici e degli infermieri sono diverse, non può passare il messaggio, che per una logica economicistica, avere un infermiere o un medico sia la stessa cosa, soprattutto in condizioni di emergenza-urgenza, perché così non è.

Visto che la malattia o il trauma inizia lì dove accade, perché attendere per curare un paziente ? Ci chiediamo perché in un Pronto Soccorso devono essere giustamente disponibili in consulenza ogni categoria medica specialistica e sul territorio il paziente non merita di essere valutato e curato nel suo percorso diagnostico da un medico esperto in emergenza ?

Un paziente con una possibile situazione di pericolo di vita ha la necessità di essere preso in carico da una équipe sanitaria 118, composta da un infermiere e da un medico, che effettuerà una diagnosi ed eventuale  trattamento farmacologico sul posto, mettendo  in essere tutto ciò che è possibile  per salvaguardare  la sua vita e promuovere un  suo possibile recupero, il più possibile normale, arrestando l’evolversi spesso tumultuoso e inaspettato di una patologia.

La legislazione nazionale definisce l’aeroporto, come struttura ad alto rischio, tutto ciò implica  una serie di procedure tecniche e di sicurezza che permettono l’accesso in certe aree esclusivamente a personale  addestrato per garantire il personale in transito. Perché allora qualcuno ha pensato di improvvisare un’organizzazione sanitaria interna, priva di un medico che provveda a un primo soccorso in sinergia con un infermiere, che in altri scali  aeroportuali nazionali non è prevista?

Lo scalo del Marconi riferisce essere garantito da un equipaggio esterno del 118 e dal vicino Ospedale Maggiore, ma in che tempi?

Siamo veramente sicuri che un mezzo di trasporto sanitario, un’automedica possa accedere a uno scalo come questo senza alcun ritardo dovuto ai controlli di sicurezza e alle autorizzazioni necessarie per l’accesso previste  in tutti gli aeroporti italiani?  Comunque l’equipe 118 arriverebbe all’interno nei 10 minuti  previsti per l’ambito urbano e nei 20 minuti per quello extraurbano?

Se ciò avvenisse, ci chiediamo come mai allora in nome della fantomatica razionalizzazione di sistema, i vertici dell’aeroporto, non hanno analogamente pensato di privarsi della squadra interna dei vigili del fuoco sottoscrivendo apposita convenzione esterna con i vigili del fuoco territoriali ?

La legge parla chiaro, negli aeroporti, strutture ad alto rischio, deve essere prevista la presenza obbligatoria  delle squadre di emergenza all’interno, compresa l’assistenza medica  che si occupi delle condizioni di emergenza-urgenza, che colpiscano i viaggiatori in transito, e se necessario delle problematiche sanitarie, anche con caratteristiche non urgenti che il medico dell’aeroporto potrà trattare e successivamente indirizzare al centro di competenza più idoneo se lo riterrà necessario a salvaguardia della salute del paziente.

Un ripensamento a nostro avviso da parte dell’aeroporto di Bologna è doveroso, perché a chi dice che è solo un caso verificatosi dall’adozione  del nuovo protocollo, noi rispondiamo, che in questo Paese non vorremmo più che si aspettasse  la morte di qualcuno per cambiare sistema.

 

 

Fabiola Fini, responsabile nazionale 118 – Area Convenzionata


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