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FRIULI VENEZIA GIULIA, LA DENUNCIA DELLO SMI: DALLA REGIONE UN PROGETTO PER “METTERE ALLA PORTA” I MEDICI CONVENZIONATI DI EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE

Immagine Postata il 30/09/2015
Autore : MICCICHEMA

29 settembre - Continuano gli esperimenti sulla pelle dei medici del 118 e, in particolar modo, contro quelli a rapporto convenzionato con il Ssn. Questa la denuncia del Sindacato Medici Italiani che punta il dito su quanto sta per realizzarsi in Friuli Venezia Giulia con la riorganizzazione del servizio e a quanto già avvenuto con la demedicalizzazione dell’aeroporto di Bologna. Ma più in generale sull’assenza di politiche di programmazione del settore, a causa di una legge carente su questi temi, come la Balduzzi.




 

 


COMUNICATO STAMPA

 

FRIULI VENEZIA GIULIA, LA DENUNCIA DELLO SMI: DALLA REGIONE UN PROGETTO PER “METTERE ALLA PORTA” I MEDICI CONVENZIONATI DI EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE 

 

 

Continuano gli esperimenti sulla pelle dei medici del 118 e, in particolar modo, contro quelli a rapporto convenzionato con il Ssn. Questa la denuncia del Sindacato Medici Italiani che punta il dito su quanto sta per realizzarsi in Friuli Venezia Giulia con la riorganizzazione del servizio e a quanto già avvenuto con la demedicalizzazione dell’aeroporto di Bologna. Ma più in generale sull’assenza di politiche di programmazione del settore, a causa di una legge carente su questi temi, come la Balduzzi. 

Lo Smi propone di predisporre con urgenza un tavolo tecnico nazionale per l’Emergenza Sanitaria Territoriale (Est) convenzionata: è strategico riconoscere il ruolo di questo segmento fondamentale dell’assistenza, parte integrante del sistema di emergenza h24, sia per la tenuta complessiva del sistema, sia per rispondere adeguatamente ai bisogni di salute del cittadino.

 

«Lo SMI  ha segnalato più volte al Ministro della salute e alle Regioni  - denuncia Fabiola Fini responsabile nazionale Emergenza Convenzionata – la grave esclusione  dell’emergenza sanitaria territoriale dalla legge Balduzzi. Non a caso, l’11 Aprile 2014 all’apertura delle trattative per il rinnovo dell’ACN della medicina generale, nella bozza presentata dalla SISAC, l’emergenza non era neppure citata, nonostante le proteste dello Smi. 

Tutto ciò, nonostante si parli da anni in tutti i convegni, congressi, e specialmente nelle campagne elettorali, di mettere in rete le professionalità che operano sul versante extra ospedaliero, potenziandole alla luce delle trasformazioni sociali che investono la natura stessa dell’organizzazione della domanda di salute sanitaria.

Sia per la solita scorciatoia dei tagli, sia per un gap culturale, la Politica ancora una volta non ha voluto rispondere ai reali bisogni del territorio e le ricadute a livello regionale sono evidenti.

Non ha senso, per esempio, togliere il medico dall’aeroporto Marconi di Bologna,  per una logica di risparmio, mettendo al suo posto un infermiere. Questa operazione è stata definita come una razionalizzazione del sistema, ma in realtà abbiamo assistito solo a un’operazione di smantellamento di un servizio di qualità, fatta sulla pelle del cittadino».

 

Ma dirigendoci a nord-est la situazione rischia anche di peggiorare. Domenico Montalbano vice segretario SMI Friuli Venezia Giulia, sottolinea come, «il piano di riorganizzazione  dell’emergenza sanitaria territoriale, proposto nel mese di agosto di quest’anno, dalla regione  Friuli Venezia Giulia, stia mettendo alla porta il medico 118 convenzionato con il SSN». 

«Il nuovo piano regionale – spiega - dovrebbe assegnare l’intervento di soccorso  medicalizzato  al dirigente di una struttura del dipartimento di emergenza, cui afferisce la postazione di auto medica, fornendo alla Centrale Operativa 118, consulenze per competenze territoriali. 

Una logica nel progetto c’è, ed è quella che tenta di impedire nel Friuli Venezia Giulia la chiusura dei piccoli ospedali di rete, e quindi dei relativi pronto soccorso. 

Il che, come è evidente, garantisce un’ottima rendita politica ai partiti, che non dovranno affrontare le ire di un elettorato che si ritroverebbe senza ospedale. In tutta Italia il processo si chiama di deospedalizzazione, qui, più correttamente, si legge ospedalizzazione».

In quanto ai cittadini, Montalbano descrive le possibili conseguenze sulla qualità del servizio: «Non si avranno più i medici dell’emergenza sul territorio come è stato fino ad ora. Nel pronto soccorso i colleghi, invece, saranno tutti impegnati a visitare, valutare e trattare, stabilizzare i pazienti, magari complessi. L’uscita per un intervento comporterà un possibile allungamento dei tempi, dovendo, per ovvie ragioni, effettuare consegne attendibili al collega che resta in sede. Prevediamo che si supereranno sicuramente i 10 minuti nell’area urbana e i 20 nell’extraurbana. Così, di fatto, si apre la strada a una demedicalizzazione del territorio».

 

Montalbano si chiede, infine, se stiamo assistendo, « una forma di “cannibalismo professionale”, all’interno della stessa categoria, sotto la regia della Regione. Qualcuno vuole i cancellare i medici convenzionati del 118 in Fvg?». «Ma soprattutto – prosegue – il modello Serracchiani è esportabile e quindi sono a rischio tutti i 4mila professionisti del settore che operano in tutta Italia? Con tutto quello che ne consegue sia sul piano umano, familiare e professionale. Ma anche per la tenuta stessa del 118, visto che sono medici che operano da anni nell’emergenza-urgenza e che sono prova tangibile di un sistema che funziona».

 

«Noi non ci stiamo a vedere smantellato di fatto il sistema dell’emergenza - conclude Fabiola Fini - riteniamo invece inderogabile e prioritario concordare un atto di indirizzo specifico per il settore che preveda il potenziamento e la riorganizzazione della rete in maniera capillare ed omogenea su tutto il territorio nazionale. È imperativo ottimizzare le risorse nel rispetto dei LEA, dando ulteriori compiti di filtro tra territorio ed ospedale, quindi chiediamo ulteriori compiti che vengano demandati all’EST 118. Il processo di revisione e potenziamento della medicina del territorio, non può avvenire senza predisporre dei percorsi che includano inevitabilmente il coinvolgimento del sistema di emergenza urgenza, al fine di una progressiva deospedalizzazione e di una necessità di percorsi clinico-diagnostici territoriali. Denunciamo, invece il tentativo di far aumentare l'affluenza ai pronto soccorso, facendo mancare il filtro sul territorio».

 

Roma, 29 settembre 2015

 

 


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