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SUL 118, IN ITALIA LE REGIONI DANNO I NUMERI. LA DENUNCIA DELLO SMI: "SERVIZI DISOMOGENEI ED ESTERNALIZZAZIONI METTONO A RISCHIO LA SALUTE DEI CITTADINI. L'IPOTESI DI SMANTELLAMENTO DELLA GUARDIA MEDICA NOTTURNA SAREBBE IL COLPO DI GRAZIA"

Immagine Postata il 11/10/2016
Autore : MICCICHEMA

Si è tenuto oggi, a Roma, il convegno nazionale dello Sindacato dei Medici Italiani, sullo stato del 118: "Salvando vite , un viaggio nella rete dell'emergenza-urgenza, sotto l'attacco del regionalismo e delle privatizzazioni".




 



COMUNICATO STAMPA

SUL 118, IN ITALIA LE REGIONI DANNO I NUMERI.

LA DENUNCIA DELLO SMI: "SERVIZI DISOMOGENEI ED ESTERNALIZZAZIONI METTONO A RISCHIO LA SALUTE DEI CITTADINI. L'IPOTESI DI SMANTELLAMENTO DELLA GUARDIA MEDICA NOTTURNA SAREBBE IL COLPO DI GRAZIA"

22 Settembre - Si è tenuto oggi, a Roma, il convegno nazionale dello Sindacato dei Medici Italiani, sullo stato del 118: "Salvando vite , un viaggio nella rete dell'emergenza-urgenza, sotto l'attacco del regionalismo e delle privatizzazioni".
I lavori aperti da Pina Onotri, segretario generale dello Smi e da Floriana Riddei dello Smi Lazio, sono proseguiti con le relazioni dei responsabili del 118, Riccardo Montingelli (area dirigenza) e Nicola Marini (convenzionata) e dalla curatrice del nuovo Libro Bianco sullo stato del settore (che sarà reso pubblico la prossima settimana), la responsabile Nazionale, Mirella Triozzi. Sono intervenuti, tra gli altri, i senatori: Ivana Simeoni e Maurizio Romani, quindi i deputati: Paola Boldrini, Giovanni Monchiero, e con dei messaggi, Federico Gelli e Marisa Nicchi. Per la Sisac, il coordinatore Vincenzo Pomo, per Federconsumatori Campania, Carlo Spirito, per la FIMEUC, Giovanna Esposito.
Mirella Triozzi, vice segretario generale Smi, a conclusione  dei lavori ha ricordato come, "già nel 2004 SMI (al tempo CUMI AISS) realizzò il libro bianco sul 118 analizzando Regione per Regione, lo stato e le modalità di implementazione del sistema, e denunciando come "la fase organizzativa si fosse sviluppata in maniera diversa e disomogenea tra le diverse realtà regionali e addirittura aziendali” .
"A distanza di 12 anni la situazione -denuncia Triozzi - non è cambiata".
" Dal DPR 27.3.1992 e successive Linee Guida del 1996 - prosegue - la legislazione nazionale è intervenuta su più aspetti, numero unico 112, riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale, formazione, flussi informativi, elisoccorso, standard, prevalentemente con Intese Stato – Regioni e nella forma delle Linee Guida. Il tutto in un contesto di grande riorganizzazione dei Sistemi Sanitari Regionali, di riduzione dei finanziamenti, con dieci Regioni sottoposte a piani di rientro (Abruzzo, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Molise,  Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia) di cui 5 commissariate (Lazio, Abruzzo, Campania, Molise e Calabria). Queste  Regioni sono state costrette a sottoscrivere un piano triennale finalizzato al pareggio di bilancio attraverso una riorganizzazione dei SSR. I Piani di rientro miravano alla “ottimizzazione ed efficientamento” del SSR ma – a lungo andare – hanno finito per impoverire la qualità e la quantità dei servizi erogati".
"Ebbene, il sistema 118 - spiega Triozzi - sia nelle regioni in piano di rientro che nelle altre, è stato oggetto di numerosi provvedimenti regionali  che nelle intenzioni dovevano mettere a regime il sistema implementando e/o ottimizzando le varie componenti, ma di fatto è stato oggetto solo di interventi volti a ridurne i costi".

Ecco le principali criticità rilevate dallo Smi: 
- Due differenti modelli organizzativi: il modello che affida il governo del sistema a singole Aziende di servizi sanitari. In tale modello i servizi di emergenza preospedaliera fanno, di norma, parte dei  dipartimenti di emergenza; il modello che affida il governo del sistema ad Aziende specializzate per l’emergenza preospedaliera costituite ad hoc.
- Due Regioni, Lazio e Lombardia, applicano questo modello, declinandolo in modo diverso  ≠                      
- Accorpamenti delle Centrali operative±
- Presenza o meno del medico di centrale. In Emilia Romagna non è prevista tale figura
- Riduzione delle postazioni di soccorso avanzate medicalizzate
- Incremento delle postazioni di soccorso intermedie ovvero con solo infermiere e delle postazioni di soccorso di base (in controtendenza la Lombardia che riduce i MSB da 211 a 158)
- Riduzione delle fasce orarie di attività
- Mancato rispetto dei tempi di arrivo dei soccorsi ovvero non previsione dei tempi medesimi rispetto alla geolocalizzazione delle postazioni di soccorso
- Esternalizzazione dei servizi non sanitari (mezzo di soccorso + autista), talora anche dei servizi sanitari (infermiere e/o medico)*
- Marcata diversificazione dei costi sostenuti dalle ASL per la stessa tipologia di servizio esternalizzato
- Discrepanze tra quanto previsto dalla normativa regionale e quanto di fatto realizzato dalle ASL alle quali è demandate la fase organizzativa, ovviamente in diminuzione
- Utilizzo intensivo del personale medico del 118 costretto a prestare la propria attività sui mezzi di soccorso e, ove non impegnati negli interventi territoriali nei Pronto soccorso e nei Punti di Primo Intervento, questi ultimi in costante aumento a seguito della riconversione dei piccoli ospedali
- Mancato adeguamento degli organici con ricorso al lavoro straordinario e al sistema premiante**
- Obsolescenza dei mezzi di soccorso, ben oltre i limiti di utilizzo imposto dalla normativa
- Mancata attivazione del numero unico 112;
- persistenza di personale medico a regime convenzionato e altro dipendente. Nonostante si parli da anni di passaggio a dipendenza

"Occorre tuttavia segnalare - continua la dirigente nazionale Smi - come in alcune Regioni si registri un trend inverso per alcuni aspetti: aumento delle postazioni MSA, migliore geolocalizzazione delle stesse, implementazione dei flussi informativi, adozione delle reti tempo dipendenti (stroke, trauma, IMA, ecc.). Tutti interventi, però, volti a sanare una situazione di base assolutamente disomogenea e deficitaria. In ogni caso si tratta quasi sempre di Decreti Commissariali o Delibere di Giunta, intervenuti tra il 2014 e il 2016, spesso lungi dall’essere attuati". 

"Difficile essere ottimisti sulla messa a regime di eventuali provvedimenti migliorativi - conclude Triozzi- se non si prevede un quadro nazionale, omogeneo e complessivo di riforma, che metta argine alle fughe in avanti delle Regioni (e considerato il lungo elenco di interventi antecedenti disattesi), sotto l'attacco di tagli ed esternalizzazioni.  In questo contesto si inserisce anche l'ipotizzata rimodulazione dell'offerta h16, cioè la chiusura della guardia medica notturna da mezzanotte alle 8 del mattino, con conseguente cattivo utilizzo del 118. Sarebbe il colpo di grazia per il Ssn". 



Note

≠l’AREU – Azienda Regionale
Emergenza Urgenza della Lombardia – in coerenza con il principio di sussidiarietà che governa il sistema della sanità lombardo, svolge una funzione di governo, ma non eroga direttamente le prestazioni, “acquistandole” dalle Aziende del SSR e dalle associazioni di Volontariato (holding pubblica); al contrario, l’ARES – Azienda Regionale Emergenza Sanitaria del Lazio – oltre alla funzione di governo svolge anche una funzione diretta di produzione, con risorse proprie.
± Emilia Romagna: da 11 a 6 con previsione di riduzione a 3; FVG: previsione della Centrale Unica; Lombardia: da 12 a 4 
*Si cita ad esempio l’Azienda di Bussolengo che ha indetto, nel 2015, una gara per il servizio di medicalizzazione su due ambulanze (1 H24 e 1 H13) per due anni, aggiudicate per un totale di e € 622.366
**Es.: Nella Asl Na 1, a fronte di una dotazione organica di 154 unità mediche, a seguito di trasferimenti, inidoneità al servizio e pensionamenti, si contano 122 unità. Ciò ha comportato la riduzione dei mezzi di soccorso medicalizzati.
In merito al sistema premiante si segnala come questo sia il sistema di remunerazione più diffuso per i medici dell’elisoccorso (In prevalenza anestesisti rianimatori) con tariffe comprese tra 77 € e 44 € l’ora


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