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SANITÀ: TRA TAGLI, MODELLI DI ASSISTENZA H16, MANCATE RIFORME DEL TERRITORIO E PRECARIZZAZIONI, A RISCHIO IL FUTURO DEL SISTEMA DI EMERGENZA-URGENZA E LA TUTELA DEI PAZIENTI

Immagine Postata il 29/03/2017
Autore : REDAZIONE

"A 25 dalla nascita del sistema di Emergenza Urgenza la FIMEUC ha presentato oggi al Senato il suo nuovo Manifesto di proposta politica. Per lo SMI era presente il Segretario Generale Pina Onotri."




 

Ecco un  estratto dell'intervento di Pina Onotri, Segretario Generale SMI

 

Vedi il video dell'intervento

 
 COMUNICATO STAMPA

 

 

SANITÀ: TRA TAGLI, MODELLI DI ASSISTENZA H16, MANCATE RIFORME DEL TERRITORIO E PRECARIZZAZIONI, A RISCHIO IL FUTURO DEL SISTEMA DI EMERGENZA-URGENZA E LA TUTELA DEI PAZIENTI

PRESENTATO OGGI A ROMA, PRESSO IL SENATO, IL NUOVO MANIFESTO DELLA FIMEUC, LA PRINCIPALE SOCIETÀ SCIENTIFICA DELL'EMERGENZA URGENZA, CON LE CRITICITÀ E LE PROPOSTE PER GARANTIRE ADEGUATAMENTE I DIRITTI DEI PAZIENTI

 Il sistema ancora regge, ma servono interventi urgenti, altrimenti tagli, mancate riforme del territorio e precarizzazioni del personale porteranno al default assistenziale dei servizi di emergenza-urgenza ai cittadini. Questa la denuncia contenuta nel nuovo Manifesto (in allegato) della FIMEUC - Federazione Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi -, sigla che raccoglie al proprio interno otto tra società scientifiche e organizzazioni sindacali per complessivi 9000 iscritti (SIMEU, SIMEUP, CoMES, SMI, SPES, CIMO, ANAAO, AcEMC). Il Manifesto è stato presentato oggi al termine di un incontro dal titolo “Il Sistema di emergenza-urgenza sanitario: 25 anni dopo” organizzato presso il Senato della Repubblica (Sala Zuccari - Palazzo Giustiniani).

In apertura dei lavori sono intervenuti: Giovanna Esposito, presidente FIMEUC; On. Giuseppina Maturani, senatrice PD componente Commissione Sanità; Giuseppe Lavra, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma; On. Paola Boldrini, deputata PD componente Commissione Affari Sociali; Angela Panuccio, coordinatrice ex Ufficio V della Dir. Generale della programmazione sanitaria – Roma.

La presidente della FIMEUC, Giovanna Esposito: “Siamo qui per ribadire la necessità di istituire un dipartimento dell’emergenza monospecialistico che integri le attività territoriali (ovvero pre-ospedaliere) e ospedaliere operando su base provinciale o comunque su ampi bacini d’utenza. Al contempo, bisogna favorire la nascita della figura del medico unico dell’emergenza che, dal punto di vista professionale e d’inquadramento nel Sistema Sanitario Nazionale, abbia tutte le competenze cliniche e le garanzie contrattuali per operare al meglio nell’interesse dei pazienti e nel rispetto della dignità professionale”.

La segretaria FIMEUC, Fabiola Fini: “E’ necessario che il medico dell’emergenza abbia un unico contratto, quello della dirigenza medica. Bisogna altresì procedere rapidamente a riattivare l’articolo 81 bis del d. leg. 229/99 per portare a termine il passaggio a dipendenza dei medici del 118 che hanno maturato i requisiti e che ne facciano richiesta. È indispensabile infine aumentare il numero dei contratti delle scuole di specializzazione, ne sono necessari almeno 250-300 all’anno; prevedere un medico dell’emergenza che gestisca al meglio il paziente adulto e di pediatria, rivedere il sistema dell’equipollenze”.

A venticinque anni dalla sua istituzione, il Sistema di emergenza-urgenza sanitario ha migliorato la qualità dell’assistenza preospedaliera e ospedaliera per le patologie tempo dipendenti e per quelle ad elevato rischio di evoluzione negativa. Settore della Sanità che più di ogni altro ha il carattere dell’universalità e che negli anni, in attesa di una riforma delle cure primarie, ha espresso anche quello della sussidiarietà per le categorie più vulnerabili come anziani, poveri e migranti in attesa che gli altri settori se ne facessero carico, deve oggi fare i conti sia con la naturale trasformazione dei bisogni, delle conoscenze e delle tecnologie, sia con le compatibilità economiche che, a partire dal 2004, hanno imposto al SSN cospicui tagli.

Ecco alcuni dati esposti nel Manifesto. L'Annuario Statistico Nazionale del 2013 registra una contrazione del 4% del numero di strutture pubbliche e dell’1,4% del numero di strutture private accreditate per effetto degli interventi di razionalizzazione delle reti ospedaliere. Sempre nel 2013, con Pronto Soccorso presenti nell’81,6% degli ospedali (e Pronto Soccorso Pediatrico solo nel 17.5%), si sono registrati circa 3,4 accessi al PS ogni 10 abitanti, per un totale di 20.551.053 accessi. Di questi, solo il 14.7% è stato seguito da ricovero (in costante e progressiva riduzione rispetto agli anni precedenti) grazie al lavoro di stratificazione del rischio, diagnostica anche avanzata, cura e dimissione protetta svolto dai medici dell'emergenza. L’applicazione su tutto il territorio del DM70/2015 per la riorganizzazione delle reti ospedaliere si tradurrà in una perdita di 14.043 posti letto per acuti e in un guadagno di 6.653 posti per subacuti con una perdita totale di 7.389 posti letto.  

Dal 2015, i parametri qualitativi, quantitativi, strutturali e tecnologici relativi all'assistenza ospedaliera fissano a 3,7/1000 abitanti lo standard dei posti letto sul territorio nazionale di cui 3/1000 abitanti destinati agli acuti. Il modello organizzativo rimane, nel regolamento, il sistema “Hub and spoke” integrato dalle reti per le patologie tempo dipendenti. Le CO118 e i DEA di II livello insistono su bacini di popolazione più ampi di quelli attuali (600.000-1.200.000 abitanti), per i DEA di I livello il bacino viene stabilito in 150.000-300.000 abitanti, le OBI sono previste già a partire dai Presidi Ospedalieri con funzione di PS, le Medicine d’emergenza urgenza-semintensiva a partire dai DEA di I livello. Un mezzo di soccorso avanzato è previsto per ogni 60.000 abitanti per una copertura di un territorio di 350kmq (con correttivi per le zone disagiate).

L’attività dell’emergenza-urgenza, sebbene inserita dal 2001 tra le prestazioni di assistenza sanitaria garantite dal servizio sanitario nazionale, non ha visto nell'aggiornamento dei LEA del 2016 una rivisitazione degli articoli 7 e 37 pur necessaria per definire le attività e i servizi da garantire ai cittadini nella attuazione del DM70/2016 e del Patto della Salute. Infatti, il nuovo regolamento introduce il concetto di cure in rete e non nel singolo presidio, rendendo irrinunciabile una organizzazione dipartimentale e una riqualificazione degli interventi in emergenza-urgenza che, da semplici interventi di stabilizzazione diventano, nella proposta di FIMEUC, interventi di valutazione, diagnosi, trattamento e stabilizzazione del paziente adulto e pediatrico, in virtù delle conoscenze scientifiche sopraggiunte e delle competenze acquisite. Per gli stessi motivi è opportuno anche una riclassificazione dei mezzi di soccorso in base (con soccorritore esperto), intermedio (con infermiere del SSN) ed avanzato (con medico di emergenza ed infermiere del SSN).

In conclusione, le criticità poste dal mutare dei bisogni e dal sovrapporsi di interventi legislativi non sempre coerenti tra di loro, rendono necessaria una riflessione che si traduca in interventi che aumentino affidabilità, efficacia ed efficienza del Sistema di emergenza-urgenza.

In tal senso, ecco alcune proposte sul piano organizzativo:

 

1.      Prevedere e normare un dipartimento funzionale dell’emergenza monospecialistico integrato territorio-ospedale, in linea preferenziale su base provinciale o di area vasta (bacini di 600.000-1.200.000 abitanti su cui insiste la CO). A tale dipartimento devono afferire mezzi di soccorso (base, intermedio e avanzato), CO118, punti di Primo Intervento, PS con OBI generale e pediatrica e MEU-semintensiva delle aziende (ospedaliere, ospedaliero-universitario, territoriali, IRCCS o delle aziende regionali 118) che insistono sul territorio/bacino. Il regolamento del Dipartimento deve prevedere la rotazione del personale sulle varie articolazioni, al fine di favorire la figura del medico unico dell’emergenza. Il regolamento deve inoltre prevedere per i direttori delle UOC che vi afferiscono la rotazione per la posizione apicale di capo del dipartimento monospecialistico integrato. Nei bacini serviti da diverse tipologie aziendali, ivi compresa la azienda regionale 118, il Dipartimento monospecialistico potrà assumere la caratteristica di dipartimento interaziendale. I dipartimenti integrati d'emergenza fanno riferimento ad un Centro di Coordinamento Regionale, costituito dai direttori dei Dipartimenti che insistono nella regione e da un numero limitato dei Direttori delle UO, dai dirigenti degli uffici regionali competenti e degli uffici dell'assessorato alla sanità.

2.    Istituire le OBI generali e pediatriche e le MEU-semintensive e le Pediatrie di Emergenza-Urgenza-semintensiva, preferibilmente una unica UOC che includa PS-OBI e MEU-semintensiva e dove previste PS-OBI-Pediatria EU-semintensiva, per i bacini indicati dal regolamento sugli standard, in accordo con le Linee Guida di indirizzo su Triage e Osservazione Breve prodotte dal Tavolo tecnico istituzionale intersocietario istituito presso il Ministero Salute il 12/12/2012.

3.      In coerenza con il DM 70/2015 e in accordo con le indicazioni del documento ''Rete dell'emergenza-urgenza pediatrica'' elaborato dal Tavolo Tecnico Agenas - Ministero della Salute –Regioni, è necessario istituire in ogni Regione una Rete Pediatrica dell'Emergenza -Urgenza, come un sistema integrato di servizi che a livello ospedaliero e territoriale rispondano ai bisogni di salute in condizioni di emergenza e/o urgenza del bambino lungo tutta l'età evolutiva, con una governance fatta dai pediatri che sono le uniche figure ad avere le competenze atte alla valutazione ed al trattamento del bambino in tutte le peculiarità fisiopatologiche delle diverse età evolutive.

4.      Rivedere gli standard di personale del settore dell’emergenza. Per quanto riguarda il personale medico e infermieristico dell’emergenza pre-ospedaliera si fa riferimento agli Standard FIMEUC 2012. Per quanto riguarda il personale dei Pronto Soccorso generali e pediatrici si sottolinea la necessità di tenere sempre conto non solo dei tempi minimi da dedicare ad ogni paziente o dei tempi massimi teorici di permanenza, ma anche dei dati rilevabili dai flussi informativi per quanto riguarda i tempi reali di permanenza dei pazienti in PS divisi per codice di accesso e per esito.

5.      Modificare i criteri per il triage ospedaliero generale e pediatrico, stabilendo un sistema a 5 livelli, che permette di meglio distribuire i pazienti in accesso per livelli di priorità e di meglio indirizzarli a percorsi con diversa intensità assistenziale (vedi Linee Guida di indirizzo su Triage e Osservazione Breve prodotte dal Tavolo tecnico istituzionale intersocietario istituito presso il Ministero Salute il 12/12/2012.)   

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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