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BASTA BATTUTE RAZZISTE CONTRO I MEDICI CALABRESI, LO SMI REPLICA AL SINDACO DI CASCINA E NE CHIEDE LE DIMISSIONI

Immagine Postata il 14/12/2017
Autore : REDAZIONE

14 dicembre - SMI lancia una raccolta firme: chi tocca i medici calabresi, tocca tutti i medici italiani




COMUNICATO STAMPA

14 dicembre - Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi dopo le gravi dichiarazioni di Susanna Ceccardi, sindaco della Città di Cascina, in Toscana, sui camici bianchi calabresi, nel corso della trasmissione Rai, Agorà, ha replicato con decisione, chiedendo rispetto per i professionisti della sanità pubblica e, quindi le dimissioni del primo cittadino per le sue affermazioni razziste.

Duro il Segretario regionale Smi Calabria, Francesco Esposito: “Inizialmente quelle affermazioni avevano suscitato solo una forte irritazione, ma a mente fredda l’unico sentimento che proviamo è la pena per una rappresentate politica inadeguata al ruolo che riveste. Come è pensabile estendere alla categoria medica calabrese l’accusa di incompetenza, solo per essere di quella regione: è grottesco, anzi è razzista”.

Sulla stessa linea, Cosmo De Matteis, calabrese e vice presidente nazionale dello Smi: “Le strutture del nostro Paese sono piene di medici calabresi che grazie alla loro professionalità hanno raggiunto traguardi eccezionali e che consentono un alto standard di efficacia nella sanità, anche del nord Italia. Pensare di differenziare gli stipendi di chi opera all’interno di un Sistema Sanitario che vuole essere Nazionale, con compiti e doveri uguali, è frutto di una sottocultura, appunto, razzista, e ottocentesca, che di fatto discrimina le persone in base al luogo di nascita”.

“Ma facciamo una premessa per inquadrare la questione - continua quindi, Franco Esposito - i risultati e l’efficacia dei servizi sanitari in molte regioni dipendono da molti fattori, spesso di tipo strutturale e organizzativo. E per intenderci, se ancora oggi in Calabria si può parlare di sanità pubblica lo si deve proprio al senso di responsabilità e alla professionalità di tutto il personale che, nei vari ruoli, opera con abnegazione, all’interno delle diverse aziende e nel territorio”. 

“Perché la realtà - concludono i due dirigenti dello Smi - è diversa dalle battute elettoralistiche, e discriminatorie, fatte in tv per avere un minuto di gloria: turni massacranti, strutture fatiscenti, risorse insufficienti, carenza di personale e precarietà, queste sono le condizioni in cui operano i professionisti che lavorano nella sanità. Degli esempi da imitare, non da dileggiare”.


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