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VENETO, LA REGIONE PROPONE DI PRIVATIZZARE L’ATTIVITÀ TERRITORIALE

Immagine Postata il 10/05/2018
Autore : REDAZIONE

La denuncia dello SMI: si vuole far sparire il medico di famiglia? I cittadini saranno ancora tutti uguali per i servizi sanitari regionali? Liliana Lora, SMI: “Si distruggono anni di esperienza di medicina di gruppo integrata, il rapporto fiduciario con il paziente e la capillarità del servizio. Tanto vale essere dipendenti davvero e con le giuste tutele”




COMUNICATO STAMPA

 9 maggio - È di questi giorni il via libera della Giunta del Veneto sul Piano Regionale 201-2023 per la riorganizzazione della sanità. Ora il progetto passa all’esame delle commissioni del Consiglio regionale.

 

“Una ipotesi - spiega Liliana Lora, segretario regionale Smi Veneto- che prevede nei prossimi 5 anni tra le altre cose, una privatizzazione, di fatto, dell’attività dei medici di famiglia, attraverso la fornitura di pacchetti prestazionali. Oppure, in alternativa, il passaggio ad una pseudo dipendenza per aumentare ingiustamente e impropriamente l’orario di lavoro e la flessibilità di questi professionisti. Un assurdo che mette la parola fine, per mere ragioni di cassa e scarsa lungimiranza, non solo al nuovo progetto di medicina di gruppo integrata, che rispondeva adeguatamente ai problemi della presa in carico della cronicità e della non auto-sufficienza, ma anche al modello Veneto di capillarità della medicina territoriale e di gruppo, che era stato preso, appunto, come riferimento a livello internazionale per l'assistenza al cronico e la prevenzione”.

 

“Diciamo no a questi sistemi di esternalizzazione ulteriore dei servizi - conclude Lora - se dobbiamo essere considerati come dei burocrati e perdere la prerogativa della scelta fiduciaria, tutela di qualità per il cittadino, allora tanto vale essere assunti come dipendenti, così quantomeno smetteremo di lavorare oltre 40 ore settimanali, (altro che 17 ore come sostiene qualcuno in malafede) tra ambulatorio, visite domiciliari e presa in carico dei cronici, e così potremo godere delle tutele della dipendenza, ferie, malattie, maternità, che ora non ci vengono riconosciute. Lo SMI continua a credere e lottare per il progresso del Servizio Sanitario Nazionale: si investano risorse con progetti seri, come era stato fatto fino ad ora in Veneto. Non si lancino provvedimenti demagogici con slogan come quello della lotta al sovraffollamento dei pronto soccorso, che si combatte assumendo personale e sbloccando i turn over, non in questo modo”.

 

 


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