Napoli,30 mag.- Lo SMI ha sempre sostenuto che l’estinzione della figura professionale del medico di medicina generale sarà sancita dal trasferimento nelle Case di Comunità dei medici e ora fa quasi sorridere e piacere che anche altri aderiscano alla linea dello SMI, così come, lo abbiamo sempre sostenuto, aderire al ruolo unico, significa diventare ingranaggio di un sistema sempre più ospedale centrico e burocratico.
Per mesi si è spinto per accordi regionali che aprono addirittura la strada alle cooperative private nella gestione delle attività territoriali, trasformando il medico convenzionato in un turnista dipendente mascherato e dipendente di società private!
Oggi improvvisamente scopriamo che bisogna: “non snaturare il rapporto fiduciario” “non burocratizzare il medico di famiglia”; “mantenere la centralità del territorio”.
Finalmente ci si è resi conto della realtà, con qualche anno di ritardo, dopo aver dirottato il ruolo del medico di famiglia da clinico a copista amministrativo.
La riprova di questo disagio della categoria sta nella denuncia del rischio di distruzione della Medicina Generale convenzionata, da parte tanti medici, a seguito, anche, di accordi regionali firmati senza battere ciglio. In questo modo si è spalancato le porte a modelli che nulla hanno a che vedere con il rapporto fiduciario medico-paziente.
La verità è semplice: le Case di Comunità rischiano di diventare contenitori vuoti, costosissimi e ingestibili, se pensati senza il consenso reale dei medici e senza rispetto dell’Accordo Collettivo Nazionale della categoria. Soprattutto rischiano di trasformarsi nel cavallo di Troia per far entrare cooperative e gestione para-privatistica nel territorio. I medici meritano chiarezza.
Non si può prima firmare tutto, sostenere tutto, promuovere tutto… e poi, davanti al malcontento crescente della categoria, fingersi improvvisamente garanti del rapporto fiduciario.
La Medicina Generale non ha bisogno di conversioni tardive.
Ha bisogno di coerenza.
Ufficio Stampa