Comunicato Stampa
Il DDL del Ministro Valditara è legge: nessuna educazione sessuale e/o affettiva nelle scuole. Valditara passerà alla storia solo per questo!
Intervento di Ludovico Abbaticchio
Presidente Nazionale SMI

Bari, 8 giug.- Abbiamo finalmente un Ministro in sintonia con i tempi per modernità, alta visione psico educativa ed espressione autorevole di come la falsa morale sia la principale ispiratrice di queste leggi mediocri, fuori dalla vita dei giovani e delle loro famiglie. Chi paga lo scotto è la nostra scuola italiana che ancora, adesso, si preoccupa della formazione e del  profilo educativo dei nostri figli fuori  dalla famiglia. Avere Ministri con gli occhi bendati e portatori di una ipocrisia culturale che si manifesta con leggi come queste (votate da un Parlamento che ci porta indietro) significa che il nostro Paese ha perso il valore della responsabilità collettiva.
L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non avere i corsi di educazione sessuale e contraccezione nelle scuole. Sono ormai decenni che  queste  attività dipendono esclusivamente da iniziative dei singoli istituti scolastici, con forti disuguaglianze territoriali.
Secondo un sondaggio di Save the Children (2024) , meno della metà degli adolescenti italiani ha ricevuto una educazione sessuale a scuola. Sarebbe utile fare la stessa ricerca all’interno delle attività educative sul tema svolto per esempio nei confronti dei genitori, che quasi per nulla affrontano questi discorsi dentro le mura di casa. I dati, a nostro  parere, sarebbero ancora più sconcertanti. C’è, invece, un chiaro interesse tra i giovani ad approfondire questi temi! Interesse inascoltato dalle istituzioni nazionali e regionali e dal mondo degli adulti! Una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità rileva che il 94% degli studenti pensa che la scuola deve interessarsi e affrontare in maniera semplice, ma professionale, questi temi. Molti chiedono non solo di iniziare a trattare i temi della sessualità nelle scuole medie, ma anche in quelle primarie con competenti professionalità.
Nel corso del tempo si sono succedute norme e linee guide sul tema presentate a livello parlamentare, ma mai attuate! Dal 1975, a partire dalla legge quadro sui consultori familiari, a oggi sono state presentate almeno quindici proposte di legge per introdurre le materie formative ed educative sull’educazione sessuale nelle scuole. Nessuna è stata mai approvata! Eppure a partire dalla nostra Costituzione, della carta dei diritti fondamentali della U.E., la stessa convenzione di Istanbul indicano chiaramente che le Nazioni Europee devono legiferare, programmare, finanziare e quindi contrastare discriminazioni e violenze anche attraverso percorsi educativi e formativi. Si è, solo, prodotto qualche norma legislativa in Italia nel 2015 e nel 2017, solo linee guida per educare al rispetto, ma sostanzialmente improduttive come insegnamento curriculare nelle scuole. ‎L’educazione alla sessualità e all’affettività deve essere avviata sin dalla prima infanzia. Bisogna insegnare ai bambini e alle bambine come riconoscere i propri confini e rispettarli, dare un nome alle emozioni e imparare che i comportamenti se sono desiderati devono essere modulati e rivisitati.
In un paese come il nostro dove i dati del Ministero degli Interni registrano aumenti dei casi di femminicidio e di violenza non si può permettere di rinviare ancora dopo decenni l’introduzione dell’educazione alla sessualità nelle scuole e non farla diventare materia fondamentale curriculare. Non fare questo significa voler ignorare una delle principali strade di prevenzione e di tutela della salute pubblica. Parlare di sessualità, di sentimenti, di innamoramento, significa anche parlare di rispetto del corpo e della persona, di diritti, di cittadinanza attiva e multietnica anche attraverso il rispetto delle religioni. Non possiamo permetterci in Italia di rimandare ancora questo investimento sul futuro della nostra popolazione e dei nostri giovani! 

Ufficio Stampa