Comunicato Stampa
Case di Comunità. Per la sanità  calabrese non servono imposizioni contro i medici.
Occorrono scelte regionali  per una nuova leva di professionisti
Dichiarazione di Cosmo De Matteis 
Presidente Nazionale Emerito Sindacato Medici Italiani (SMI)

Cosenza, 7 lug.- Non ci convincono le recenti  dichiarazioni dell’ASP di Cosenza e quelle del sindacato maggioritario FIMMG   che descrivono una  sanità che non esiste nella nostra regione. Un sistema sanitario regionale calabrese, invece,  che risulta essere  devastato da  accentuate politiche  di privatizzazione  e di saccheggio delle risorse pubbliche,  così Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito SMI.
Si enfatizza la presunta operatività di Case e Ospedali di Comunità nel cosentino, ma non risulta la loro effettiva realizzazione;  né si comprende  con quale personale medico saranno portate avanti.
L’ultimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) stralcio di medicina generale di fine giugno, che lo SMI non ha firmato,  in questo senso, non aiuta  a risolvere i nodi della crisi della sanità calabrese. L’ACN obbliga i medici di medicina generale già in servizio  per sei ore settimanali  a lavorare  nelle Case di Comunità. Questo comporterà, soprattutto per i piccoli comuni calabresi,  avere minori possibilità di usufruire dell’assistenza dei   medici  di famiglia.
Le scelte devono essere altre! Nel nostro  territorio si manifestano gravi difficoltà, perché a Cosenza, così come in  Calabria è in corso  un esodo a causa del pensionamento. Molti  comuni  hanno già grandi  problemi ad avere il medico di famiglia, essendo questo settore, non più attrattivo, sia dal punto di vista professionale che economico. Non servono, quindi,  imposizioni e forzature per i medici già operanti, ma nuovi medici e politiche di sostegno per gli  assunti  e per chi  vuole lavorare in aree disagiate della regione.
Una vera e propria rifondazione, inoltre,  andrebbe realizzata per la medicina dell’ emergenza – urgenza. Le ambulanze del 118 spesso circolano in molte aree della regione  senza medici e in casi di urgenza; lo sappiamo, in questi casi,  solo  la tempestività dell’ atto medico può salvare la vita.
In Calabria occorrerebbero scelte regionali  che favoriscano  la crescita  di una nuova leva di medici, che siano  motivati e incentivati a svolgere la professione nel sistema sanitario regionale pubblico. Solo in questo modo si potrà salvare la sanità calabrese e assicurare la salute ai nostri cittadini.

Ufficio Stampa