CASE DELLA COMUNITÀ: IN CAMPANIA L’OPPOSIZIONE SMI È SOSTANZIALE.
«Non si può obbligare un medico di famiglia, magari con 1.800 assistiti, a svolgere fino a sei ore settimanali nelle Case della Comunità, sottraendo quel tempo all’attività del proprio ambulatorio».
È la posizione di Giovanni Senese, Segretario Regionale SMI Campania, sull’ACN stralcio relativo alle Case della Comunità.
Per SMI, imporre nuovi vincoli orari ai medici convenzionati senza riconoscere le tutele proprie del lavoro dipendente crea uno squilibrio contrattuale e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza ai cittadini.
Senese, insieme al Segretario Generale Pina Onotri, è tra i firmatari del ricorso al TAR del Lazio contro l’accordo stralcio di giugno 2026, del quale SMI contesta la legittimità e le modalità di approvazione.
Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sulle modalità organizzative adottate a Napoli per le attività nelle sedi AFT, sollevando dubbi sulla loro conformità agli accordi nazionali e regionali.
La posizione SMI resta chiara: le Case della Comunità devono rafforzare l’assistenza territoriale, non imporre ai medici obblighi incompatibili con il loro rapporto convenzionale.
Difendere le condizioni di lavoro dei medici significa tutelare anche il tempo e la qualità dell’assistenza ai cittadini.
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