Comunicato Stampa
Il passaggio dell’Emergenza-Urgenza (118) ad Azienda Zero è un percorso obbligato dalla legge per riorganizzare la sanità calabrese.
Dichiarazione di Alessia Piperno, Delegato Provinciale 
Sindacato Medici Italiani (SMI) Vibo Valentia

Vibo Valentia, 8 apr.- Il passaggio della funzione Emergenza-Urgenza (118) ad Azienda Zero non è una scelta facoltativa, ma un percorso obbligato dalla legge per riorganizzare la sanità calabrese. Dobbiamo essere chiari: l’istituzione di Azienda Zero ed il trasferimento delle funzioni sono regolati dalla Legge Regionale n.32 del 2021. Questa norma, insieme ai decreti commissariali (come il DCA 62/2026), stabilisce che la gestione del 118 non appartiene più alle singole ASP ma ad un ente centrale. Giuridicamente, per rendere operativo il passaggio del personale dall’azienda cedente ad Azienda Zero, si sarebbe potuto (dovuto) applicare l’articolo 31 del D.lgs. 165/2001. Questa norma prevede il passaggio automatico del personale insieme alla funzione, applicando le tutele dell’art. 2112 del Codice Civile: in parole povere, dove va il servizio, va il lavoratore, senza che sia richiesta una manifestazione di volontà individuale. Su questo punto, i sindacati non avevano alcun potere. Sebbene abbiano (abbiamo) lottato per ottenere il passaggio volontario, Azienda Zero avrebbe potuto legittimamente rifiutare. Secondo l’analisi giuridica iniziale, l’ente aveva la facoltà di applicare l’art.31 del D.lgs. 165/2001, procedendo con un assorbimento autoritativo del personale. invece, c’è stata la lungimiranza di accettare la proposta sindacale di utilizzare l’articolo 30, ovvero la mobilità volontaria. Questo ha trasformato un obbligo di legge in un percorso condiviso, garantendo che nessun lavoratore subisse pregiudizi economici o giuridici. La Regione ha deciso di accentrare a sé il servizio di emergenza-urgenza territoriale a suo dire per renderlo più efficiente ed omogeneo su tutto il territorio regionale. Il sindacato SMI, invece di fare una battaglia ideologica contro una legge che sarebbe passata comunque, ha scelto la via della responsabilità: si è seduto al tavolo per garantire che chi sale sulle ambulanze o risponde al telefono dalla centrale operativa lo faccia con le stesse tutele di prima, perché un operatore sereno e tutelato è la prima garanzia per una sanità pubblica che funzioni.
Un’eventuale battaglia contro la nascita di Azienda Zero spettava alla politica nei palazzi della Regione. Bisogna essere onesti con i cittadini e con tutti gli operatori sanitari: la scelta di creare questa azienda è stata una decisione politica e legislativa. Non sono stati i sindacati a votare questa legge, né gli operatori che ogni giorno salgono sulle ambulanze. Chi dice che il sindacato avrebbe potuto “fermare” l’avvento di Azienda Zero mente sapendo di farlo, perché solo la politica può cambiare le leggi. Il nostro compito come sindacati, una volta approvata la norma, era assicurarci che non diventasse l’ennesimo terremoto sulle spalle dei lavoratori e valutare che venissero adottate le procedure corrette nel loro interesse e non trovare il cavillo al quale aggrapparsi per sabotare il passaggio, con il risultato di allungare i tempi a danno del servizio e dei cittadini, senza poter bloccare realmente un processo legittimo e che solo per scelta politica può essere ribaltato. Quando un servizio è in “sofferenza”, lo Stato e la Regione intervengono con leggi d’emergenza. Noi, come sindacato, abbiamo voluto contribuire nella gestione di questo “passaggio di consegne” per evitare che, nel caos del trasferimento, i cittadini calabresi restassero senza assistenza ed i lavoratori senza tutele. Se un settore pubblico rischia di sparire, il sindacato non può aspettare il naufragio sperando che la legge sparisca. Deve salire sulla nave e garantire che l’equipaggio sia protetto. Questo abbiamo fatto sedendoci al tavolo con i vertici di Azienda Zero. È doveroso ricordare che fino a qualche anno fa, dati alla mano, almeno nella provincia di Vibo Valentia, il servizio 118 viveva una fase di crescita e potenziamento. Tuttavia, ad un certo punto, la traiettoria si è invertita. Come operatrice del 118 e come rappresentante sindacale, insieme a comitati civici ed onesti cittadini, ho iniziato a segnalare all’ASP criticità sempre più gravi, proponendo soluzioni concrete per invertire la rotta. Purtroppo, ogni grido d’allarme è stato ignorato, non attuando alcun intervento risolutivo.
Questo immobilismo ha spento quello slancio verso l’alto che il servizio aveva conquistato. È stato proprio questo fallimento gestionale e la mancanza di ascolto a creare il vuoto operativo che ha reso inevitabile l’intervento legislativo. Se oggi esiste la Legge Regionale n.32/2021 e nasce Azienda Zero, è perché chi doveva e poteva agire allora ha scelto di non farlo, lasciando che il sistema scivolasse verso il collasso invece di continuare a crescere. C’è poi un tema di responsabilità verso chi rappresentiamo. Abbiamo visto posizioni diverse: c’è chi ha dichiarato di non volersi sedere ai tavoli e chi, oggi, sceglie di fare un passo indietro. Io voglio dire una cosa con estrema pacatezza, ma con altrettanta fermezza: il non sedersi al tavolo delle trattative o fare un passo indietro da parte di un sindacato, anche di tutti insieme, non ferma la macchina amministrativa. Azienda Zero è una realtà operativa, il passaggio della funzione è già sancito dal DCA 62/2026. Non partecipare ai tavoli non impedisce il trasferimento del personale, significa semplicemente decidere di non collaborare alla costruzione e definizione delle tutele degli operatori. Se il SMI avesse scelto di non partecipare non avrebbe fatto una battaglia di principio, ma avrebbe privato i propri iscritti delle necessarie tutele nel momento forse più delicato della loro carriera. Se non ci fossimo seduti a quel tavolo, oggi parleremmo di un assorbimento “coatto” e silenzioso tramite l’Art.31. È solo perché i sindacati, non solo noi, sono rimasti che abbiamo ottenuto l’applicazione dell’Art.30 sulla mobilità volontaria. Dire oggi “non firmo” o “non partecipo”, in realtà lascia i propri iscritti in balia degli eventi, senza quella “rete di protezione” che solo un accordo sindacale scritto può garantire”. Il sindacato deve essere uno scudo per i lavoratori, non solo un megafono. Fare un passo indietro oggi è un esercizio di stile che non produce effetti giuridici, se non quello di lasciare i lavoratori senza voce davanti ad Azienda Zero. Noi abbiamo scelto di esserci, perché la nostra priorità non è la visibilità politica, ma la sicurezza contrattuale e la serenità di chi, ogni giorno, garantisce il soccorso ai cittadini calabresi.
Sfilarsi dalle trattative è una scelta legittima, ma sterile a nostro avviso. La legge va avanti comunque. La differenza è che i nostri iscritti entrano in Azienda Zero con un accordo che li tutela, altrimenti avremmo rischiato di trovarci in un nuovo ente senza avere voce in capitolo. Noi abbiamo preferito la responsabilità della firma alla comodità del silenzio, perché il nostro dovere è stare accanto a chi lavora, non abbandonarlo mentre il sistema cambia.
Voglio concludere con una nota personale. Questa confusione, alimentata troppo spesso da una cattiva informazione o da narrazioni distorte, ha creato un clima di tensione insostenibile. Io stessa ne ho pagato il prezzo: ho ricevuto telefonate assurde, offese, chi mi ha chiesto gentilmente (si fa per dire) di prendere la strada per “quel paese” e chi ancora formulate le proprie offese ha ben pensato di chiudermi il telefono in faccia per poi bloccarmi, per non parlare poi di tutti coloro che ad oggi parlano ma non in faccia, per quello ci vuole un minimo di coraggio. Perché è successo? Perché quando non si spiega la realtà per quella che è, ovvero che la legge nazionale e regionale imponevano questo cambiamento, è facile scaricare la colpa su chi, con responsabilità, si siede ai tavoli per limitare i danni. Io oggi parlo e ci metto la faccia perché credo che dire la verità sia un obbligo morale, prima ancora che sindacale. Non posso accettare che la disinformazione diventi un’arma per attaccare chi lavora per il bene comune. Siamo in una fase storica per la sanità calabrese ed i lavoratori del 118 meritano rispetto, tutele scritte e, soprattutto, la verità. Solo con la chiarezza possiamo ricostruire quella fiducia che è andata distrutta.

Ufficio Stampa