Cosenza, 3 giu-. Dagli ultimi dati sui tempi di attesa pubblicati qualche giorno fa dall’ AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) sembrerebbe che vi sia un miglioramento nelle regioni e anche in Calabria; in questo senso vorremmo porre alcune semplici domande, così Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito dello SMI.
Vorremmo capire quali siano i dati rispetto alle singole ASL della Regione Calabria in modo di aver un quadro più preciso rispetto al primo appuntamento offerto dai CUP e delle rinunce dei cittadini. Sarebbe interessante comprendere, inoltre, per gli esami diagnostici nel 2025, come sia stato rispettato il codice di priorità e quante visite specialistiche urgenti sono state erogate entro i tre giorni stabiliti dalla legge.
Bisogna partire da queste evidenze e, allo stesso tempo, affrontare in modo strutturale le cause dell’ inefficienze delle aziende sanitarie, evitando di trasferire ulteriori prestazioni verso soggetti privati che impoverisce, di più, il SSN pubblico. Basta scorrere le statistiche in chiaroscuro per medici di famiglia e pediatri in Italia. Le due categorie dell’assistenza territoriale nell’insieme continuano a perdere pezzi. Il numero di pensionati e di esodi imminenti resta alto; così come tra il 2010 e il 2020 in Italia sono stati chiusi 111 ospedali, 113 Pronto Soccorso e tagliati 37000 posti letto.
Bisognerebbe invertire la tendenza e inaugurare una nuova fase della sanità in Calabria che permetta, finalmente, la fruizione di prestazioni ambulatoriali e di ricovero da parte dei cittadini. Nuovi investimenti per il SSN e il SSR, bloccare la fuga di professionisti e di prestazioni verso il privato, rimuovere i tetti di spesa per il personale medico e sanitario, sono queste le soluzioni a cui puntare.
La Calabria, continua ad essere una delle principali regioni dove persiste una forte migrazione sanitaria verso le regioni del Nord e l’avanzata del privato ha determinato la progressiva erosione del diritto costituzionale alla tutela della salute nella regione. Senza una vera inversione di tendenza non vi sarà razionalizzazione che regga!
Ufficio Stampa