Cagliari, 11 giu.- Accogliamo con favore il ritiro della proposta di riforma della medicina generale prevista, tramite, decreto legge. È necessario aprire un confronto vero con i medici e le loro rappresentanze, superando il ruolo unico, il debito orario nelle Case di Comunità e modelli fondati su nuovi obblighi e carichi imposti.
Le Case di Comunità possono essere una risorsa, ma solo se s’integrano con la medicina di famiglia senza sottrarre tempo di vita ai medici o alla qualità dell’assistenza. Prima di chiedere ai medici, di fare di più, occorre ridurre concretamente il peso della burocrazia che oggi grava sugli studi.
In caso contrario, il rischio è quello di aggravare ulteriormente la crisi di vocazione della medicina generale e accelerare la fuga dei professionisti da un settore già in forte sofferenza.
In Sardegna, dove la carenza di medici di famiglia è già una realtà in molte aree, occorre evitare qualsiasi scelta che rischi di rendere ancora meno attrattiva la professione.
Nell’isola, inoltre, il problema è ancora più grave: l’elevata età media dei medici di famiglia, la più bassa densità abitativa d’Italia e le peculiarità del territorio rendono il ricambio generazionale e la distribuzione dell’assistenza ancor più difficili che in gran parte del Paese.
Ufficio Stampa