Roma, 23 giu.- Esprimiamo la nostra contrarietà alla proposta di integrazione-stralcio dell’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) per le Case della Comunità (CdC), dichiarando l’impossibilità di procedere alla sottoscrizione del testo per queste motivazioni: stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro che attualmente disciplina l’esercizio della professione di medico di medicina generale con il Servizio Sanitario Nazionale nell’alveo della libera professione convenzionata, così Pina Onotri, Segretario Generale SMI, commenta la contrarietà del Sindacato Medici Italiani all’ACN proposto dalla parte pubblica in SISAC.
L’imposizione a tutti i medici in servizio dell’obbligo orario fino a sei ore settimanali nelle CdC trasforma l’attività della medicina generale a mera copertura di “fabbisogno orario residuo” strutturato dall’Azienda Sanitaria Locale. In questo modo s’introducono elementi di un rapporto di subordinazione e allo stesso tempo, permane l’assenza di tutele previste per il lavoro dipendente. La subordinazione dei turni alle unilaterali “determinazioni della Azienda di appartenenza” introduce elementi tipici dell’etero-direzione e del potere direttivo aziendale. Si configura in questo modo un gravissimo squilibrio contrattuale in quanto, contestualmente, non vengono riconosciute al professionista le correlate tutele del lavoro subordinato (indennità di malattia, infortuni, ferie garantite, ammortizzatori sociali o limitazione del rischio d’impresa). Il rischio organizzativo ed economico rimane interamente a carico del medico, libero professionista.
Nella scelta d’ imporre il debito orario con la prestazione aggiuntiva oraria obbligatoria si lede il principio di autonoma organizzazione del medico di medicina generale e si mina la flessibilità organizzativa essenziale per garantire la qualità delle cure nel territorio, aumentando, invece, i carichi di lavoro.
Abbiamo la necessità, da parte nostra, di un’ampia consultazione e condivisione democratica con gli iscritti perché le modifiche proposte incidono in modo radicale, strutturale e permanente sulla vita professionale e sulla gestione quotidiana dei singoli medici. Lo SMI ha il mandato vincolante e il dovere morale di sottoporre il testo a una consultazione capillare dei propri iscritti, raccogliendone il consenso o il dissenso prima di vincolare la categoria a obblighi così stringenti.
Del resto, già nell’ arco di tutto il periodo di confronto istituzionale, siamo stati coerenti con le posizioni assunte, proponendo anche soluzioni di buon senso che avrebbero consentito di riempire le Case di Comunità senza imposizioni.
Abbiamo proposto la possibilità di prevedere una convenzione solo ad ore per le Case di Comunità, insieme ad altre proposte legislative già in possesso già da tempo del Ministero della Salute.
Il senso di responsabilità, più volte richiamato nella riunione, deve, invece tenere conto dell’ eventualità che milioni di cittadini potrebbero rimanere senza medico, a causa di questo ACN, che accelererà prepensionamenti e gli abbandoni dalla professione.
Per questi motivi, ritenendo il testo proposto non congruo nell’impianto normativo e lesivo delle prerogative della medicina generale, si respinge la proposta e si nega la firma all’accordo.
Ufficio Stampa