Comunicato Stampa
Avvio del corso di formazione specifica in medicina generale:
Occorrerà verificare quanti dei candidati sosterranno effettivamente la prova
Dichiarazione di Luciano Congiu
Segretario Regionale Sardegna
Sindacato Medici Italiani (SMI)

Cagliari,3 ago.- Sono scadute domande per il Corso di formazione specifica in medicina generale il  27 luglio scorso, ma non ci limiteremo a contare le domande presentate, perché il dato di cui si parla, in questi giorni, riguarda le candidature, mentre i posti disponibili sono già stabiliti, esamineremo quali saranno gli esiti finali  del percorso formativo. A livello nazionale sono state presentate 5.965 domande per 2.651 posti. In Sardegna i candidati ammessi sono 140 per 60 posti, contro i 98 dello scorso anno.L’esperienza degli anni precedenti dimostra che la differenza può essere rilevante: in Sardegna nel 2024 si presentarono alla prova soltanto 43 candidati su 115 ammessi, nel 2025 furono 57 su 98 e nel 2023 appena 63 su 147.
L’attrattività verso la professione medica non si misura nei posti disponibili, ma  con quanti  sceglieranno  di concludere il corso ed esercitare la professione di medico di medicina generale.
Occorrerà, inoltre, verificare quanti dei candidati sosterranno effettivamente la prova, quanti inizieranno il corso e quanti lo porteranno a termine. Una parte delle domande, infatti, viene presentata anche in attesa dell’esito del concorso per le specializzazioni, mentre altri colleghi abbandonano successivamente il percorso o scelgono strade diverse dopo aver conosciuto le reali condizioni di lavoro della medicina generale.
Non vorremmo che si verificassero, come negli anni scorsi,  decine gli abbandoni  durante il corso sia a causa dei  bassi compensi e sia per  la stessa modalità di formazione.
Sosteniamo da tempo, infatti,  un vero e proprio salto culturale che porti a una nuova formazione per la medicina generale. Servirebbe una scuola di specializzazione universitaria, con uno specifico settore, che formi medici specialisti nelle cure primarie/assistenza sanitaria primaria. Un percorso specialistico che consenta di acquisire maggiori competenze, omogenee sul territorio nazionale, per affrontare le sfide del futuro.
La costituzione di un settore scientifico disciplinare, consentirebbe a giovani medici di intraprendere ruoli universitari portando a sviluppare la ricerca sul territorio, elemento indispensabile per una qualità delle prestazioni e allo stesso tempo di garantire l’attività sul territorio nel caso di carenza  dei medici.
Per questo continuiamo a dire no al ruolo unico e al debito orario. Non basta convincere i giovani a presentare una domanda: bisogna costruire una professione nella quale desiderino davvero rimanere.

Ufficio Stampa