Milano, 10 sett. – Non firmiamo l’accordo di governo clinico 2026 della Lombardia; la nostra decisione di contrarietà non è scaturita tanto per l’accordo in sé, che risulta essere la replica di quello del 2025 ma perché la Regione si rifiuta di dare risposte sui temi caldi all’ordine del giorno e di interesse per i cittadini e per la categoria medica.
A partire dalla regolamentazione dell’attività medica in Casa Comunità, alla correzione delle storture nell’organizzazione dei RUAP (a cominciare dalla fumosa distinzione carico reale/carico virtuale); alla deburocratizzazione dell’attività quotidiana del medico e all’ impegno affinché altri presidi dell’SSN non scarichino sul medico di medicina generale loro competenze.
Siamo, inoltre, in attesa di una vera e definitiva dematerializzazione del cartaceo e superamento della scadenza delle impegnative; del giusto riconoscimento economico per tutte quelle attività non precipue della clinica (uso di portali, compilazione di moduli, procedure varie più attinenti ad attività segretariale) e per tutto il tempo necessario a espletare l’impegno quotidiano, oltre la normale apertura dello studio.
Vorremmo capire quando si avvia la ricostituzione del fondo per i fattori produttivi, viste le aumentate necessità del territorio riguardo l’associazionismo e il personale di studio.
Allo stesso tempo non si vede un’ adeguata valorizzazione economica della presa in carico del malato cronico (dove peraltro rimane l’anomalia dell’inclusione degli oneri nella tariffa, cosa non prevista dalle normative); così come permangono persistenti e continue anomalie nei cedolini, con errori, ritardi, mancati riconoscimenti economici e incredibili e gravi errori nell’iscrizione alle organizzazioni sindacali con una mancata comunicazione periodica degli elenchi aggiornati; nessuna risposta alle tematiche, già chiarite dalla giurisprudenza tramite sentenze, dell’indennità informatica e delle quote di ponderazione.
Qualcuno potrà dire sono troppe richieste, ma sono le stesse istanze che provengono dalla base della categoria per migliorare l’assistenza ai pazienti. Su tutto questo non è giunta alcuna risposta.
La Regione Lombardia dovrebbe cambiare registro con un diverso spirito collaborativo, senza questo cambiamento di condotta sarà difficile proseguire nelle trattative, conclude Imerti.
Ufficio Stampa