Dichiarazione di Giovanni Senese, Segretario Regionale Campania Sindacato Medici Italiani (SMI)
Napoli, 29 ott. Non si può chiedere, obbligando i medici di medicina generale della Campania, magari con 1800 assistiti, di svolgere fino a sei ore settimanali obbligatorie nelle nuove Case di Comunità della regione, perché questa imposizione violerebbe le il contratto collettivo nazionale e quello regionale; allo stesso tempo costringerebbe i medici a chiudere in quelle ore i propri ambulatori, così Giovanni Senese Segretario Regionale Campania, Sindacato Medici Italiani (SMI).
Il nostro ricorso TAR del Lazio contro Accordo Collettivo Nazionale (ACN) stralcio Case Comunità firmato, oltre che dal Segretario Generale Pina Onotri, da me medesimo, denuncia gravi vizi procedurali e di legittimità, poiché il testo è stato approvato senza un reale confronto sindacale e con il consenso di solo alcune sigle sindacali e intende tutelare i medici iscritti allo SMI . Di fatto con l’accordo stralcio di giugno 2026 c’ è un cambio del modello di lavoro. Si crea in questo modo uno squilibrio contrattuale che impone vincoli orari rigidi senza tuttavia garantire al medico convenzionato le tutelate proprie del lavoro dipendente (quali indennità di malattia, copertura per infortuni, ferie garantite o ammortizzatori sociali).
Vorremmo denunciare, infine, il fatto che nella città di Napoli i medici di medicina generale svolgono il loro lavoro prima nelle sedi uniche AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), con una timbratura virtuale a mezzo PEC, piuttosto che nelle Case di Comunità. Questa modalità potrebbe significare violare l’ACN e AIR (Accordo Integrativo Regionale Campania) della medicina generale. In questo modo si potrebbe configurare un danno erariale per truffa ai danni del Sistema Sanitario Nazionale e del Sistema Sanitario Regionale. Non vorremmo che a pagare fossero, alla fine i medici e i cittadini!

